Microsoft, la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo

24 Jun 2014 03:04
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L’advertising, così come i prodotti stessi, sta cambiando e lo sta facendo molto velocemente. Cambia lo scenario in cui le marche sono abituate a comunicare, cambiano le abitudini delle persone a cui si rivolgono e cambiano loro stesse per rispondere ai bisogni dei loro consumatori.
Lo sa molto bene Microsoft, come ci ha raccontato Andy Hart, Vice President Europe & Multinational, Advertising & Online, che abbiamo incontrato a margine del Festival dell’Advertising che si sta svolgendo in questi giorni.
Sono quindi le tecnologie, i dispositivi mobili (e non) e le piattaforme a doversi adattare alle persone o siamo noi a dover imparare a sfruttare le opportunità che ci vengono offerte dalle continue innovazioni che il mercato ci propone? Microsoft cerca di rispondere a questa domanda con quello che fa ogni giorno, con la continua ricerca di integrazione tra dispositivi, tecnologie e servizi offerti, e lo fa con un obiettivo ben preciso: “Leveraging technology to enable humans to be more humans” - forgiare la tecnologia per permettere agli umani di essere più umani.
Ma come si concretizza questo concetto? Andy spiega che la filosofia di Microsoft è quella di focalizzarsi sui singoli momenti che compongono la vita delle persone. Quei momenti che, presi singolarmente, possono sembrare banali, costituiti da azioni quasi automatiche e reazioni altrettanto scontate, ma che in realtà non lo sono: sono tutti quegli istanti, quei gesti a rendere la nostra vita quella che è realmente, e attraverso l’innovazione è possibile migliorare ogni singolo momento, per migliorare la vita nella sua interezza.
Hart fa un passo indietro per rendere ancora più chiaro il concetto: quando Microsoft sviluppava il proprio sistema operativo proprietario, lo faceva per migliorare la produttività delle persone, per rendere il lavoro non solo più semplice, ma migliore, più veloce, più completo. Oggi il paradigma è cambiato: dal “Do more and know more” si è passati al “Be more”.
Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito alla nascita (e all’evoluzione) di un numero enorme di tecnologie, di piattaforme, di dispositivi che ci permettevano (e ci permettono) di avere accesso a un volume sconfinato di informazioni, ma quest’abbondanza ha reso tutto ciò una potenziale fonte di distrazione: avere la possibilità di passare dal proprio laptop al tablet cellulare prezzi o smartphone non faceva altro che interrompere la nostra esperienza di fruizione.
La svolta in questo senso è stata la diffusione delle tecnologie cloud, che eliminano le frizioni quando passiamo da un dispositivo a un altro e rendono – di fatto – sempre meno importante il “dove” e il “quando” stiamo svolgendo una determinata attività, mettendo al centro l’attività stessa e la persona che la sta svolgendo.
Una delle barriere in questo senso è rappresentato dalle tematiche relative alla privacy e alla sicurezza dei dati che le persone affidano nelle mani delle tecnologie che usano. Non siamo disposti a fornire informazioni personali senza avere nulla in cambio, e non siamo disposti a farlo se non siamo certi che quelle informazioni siano al sicuro. Funziona così quando si pensa a Facebook, o quando si tratta di Apple, Microsoft o Google. La disponibilità ad offrire l’accesso a determinate informazioni c’è quando quei dati sono in grado di consentire alle tecnologie coinvolte di rendere la nostra vita migliore e ci permettono di fare qualcosa che altrimenti non potremmo. L’impegno di Microsoft, in questo senso, è quello di fornire alle persone lo stesso servizio che fornisce alle aziende con cui lavora, e di garantire – d’altra parte – un reciproco scambio di valore.
Ma perché sono così importanti le informazioni che ci riguardano?
Le informazioni che vengono raccolte da Microsoft, in questo caso, sono fondamentali per offrire servizi sempre migliori, servizi che sappiano rispondere alle esigenze della singola persona. Non funziona molto diversamente da quanto ci troviamo di fronte ogni giorno quando facciamo una ricerca su Goog… su Bing: iniziamo a digitare, e il sistema ci propone una serie di termini che autocompletano la nostra ricerca.
Ed è fondamentale che queste informazioni siano raccolte su cloud, perché questo consente che le frizioni che si verificavano quando passavamo da un dispositivo all’altro siano completamente eliminate: non si tratta – soltanto – di avere accesso a nuovi servizi e nuove opportunità, ma soprattutto di rendere molto più semplici centinaia di azioni che siamo abituati a compiere, “dicendolo” ai nostri dispositivi: l’obiettivo è di far sì che siano i dispositivi stessi a capire che dovranno compierle, senza che nessuno glielo dica.
Microsoft è in grado di raccogliere dati sul comportamento delle persone da come vengono effettuate le ricerche su Bing, dal tipo di utilizzo che si fa del proprio smartphone e del proprio computer, ma anche Skype: tutto questo permette di conoscere le persone, e conoscendole è possibile prevedere cosa – probabilmente – faranno e quali sono le loro preferenze, i loro gusti.
Da una parte questo permette all’azienda di pensare a prodotti e servizi che sappiano assecondare i loro comportamenti, dall’altra di raccontare loro delle storie che sappiano coinvolgerli e interessarli, ma di questo – e di come la creatività influenzi e venga influenzata dalla tecnologia – parleremo nei prossimi giorni.
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